Pierfrancesco “Eight” Furone e Mattia “Lost” Povero sono due artisti pugliesi uniti da una lunga collaborazione nel mondo del writing e del tattoo. Fondatori della CAT crew, operano da anni tra graffiti, street art e riqualificazione urbana. Oltre al muralismo, gli artisti sono due nomi importanti nel mondo del tattoo nazionale e internazionale, portando sulla pelle, oltre che sui muri, un’estetica profondamente urbana.
Il loro stile nasce dall’incontro tra la cultura hip hop, la sperimentazione visiva e una forte identità artistica condivisa. Insieme, raccontano con segni, simboli e colori una narrazione contemporanea che attraversa città, superfici e generazioni.
Questo murales rappresenta un’immersione nell’immaginario della cultura hip hop urbana.
Al centro dell’opera – sia sul piano concettuale che spaziale – si sviluppa una riflessione sul concetto di slow life. Una bambina accanto alla sua tartaruga peluche, simbolo di lentezza e longevità, incarna la virtù del vivere con calma, senza lasciarsi contagiare dal virus della performance e della velocità. Un inno al rallentare, a rimettere al centro della vita – soprattutto di quella delle nuove generazioni – la passione per sé stessi, la bellezza della quiete e la pienezza del vivere ogni momento con attenzione.
Un messaggio che si contrappone radicalmente al modello della fast life, che spesso ci costringe a percepire il mondo con uno sguardo disincantato, perdendo la leggerezza e la meraviglia tipiche dello sguardo infantile.
Il contesto urbano è raccontato con ricchezza di dettagli e riferimenti tutt’altro che casuali: in basso a sinistra un mercato ittico e un faro collocano lo spettatore all’interno di una realtà cittadina ben precisa, sia socialmente che geograficamente. All’estremo opposto, un benzinaio introduce un dualismo forte: da una parte l’artigianalità e la genuinità di un mercato che valorizza il territorio e se ne prende cura, dall’altra un prodotto del mondo industriale e veloce, che inquina e intacca l’ecosistema.
Gli artisti ci invitano a riflettere sull’importanza di trovare un equilibrio tra la voglia di seguire i ritmi del mondo moderno e la necessità di custodire le proprie tradizioni, il proprio tempo e le proprie radici.
Si cerca di porre l’attenzione sul gioco, sull’importanza del ludico e del prendere come divertimento l’ambito urbano e sociale, non per ridicolizzarlo o sminuirne l’importanza, ma per sentirci più parte di un qualcosa attraverso il metodo più efficace di tutti: il gioco appunto. Da qui la bambina, immersa nel suo mondo di giochi -peluche, lego, scacciapensieri l’emblema del ludico e della spensieratezza attiva, un modo di divertirsi che produce senza sforzo e senza soprattuto farci sentire obbligati a farlo.
E poi c’è l’ultimo sguardo.
Come spesso accade, è rivolto agli amici. È uno sguardo che saluta e al tempo stesso sogna di rivivere un passato che è stato fondamentale per arrivare fin qui. Un passato che dà sicurezza ai passi futuri. Pierfrancesco e Mattia salutano un amico, che non a caso è sempre in testa alla bambina. Perché è nella loro testa, nei loro pensieri. Il simpatico cappello, che accompagna con uno sguardo deciso la protagonista dell’opera, è un omaggio a lui: Paulo Mucca, caro amico recentemente scomparso. Un modo per dirgli ancora una volta che, comunque, c’è sempre.